David Weiss

Iconic Florence

Metalli preziosi, sostenibilità e territorio

DAVID ANDRE WEISS

Sono sempre stato attratto da quello che accade dietro le quinte, da dove provengono gli oggetti, e la “parte nascosta”. La macchina fotografica è per me uno strumento per esplorare le mie curiosità, I miei miti, i desideri da bambino. Può essere un processo visivo complicato o qualcosa di apparentemente semplice, come fare ritratti.

 Queste sono delle foto di Artigiani Fiorentini. Non I tipici artigiani del centro che sono cercati dai turisti, guidati dal suono delle Sirene alimentato da Instagram. Quegli artigiani lavorano in negozi in stradine strette che I turisti attraversano come in un safari, sperando di catturare uno scorcio di un “vero” artigiano al lavoro nel suo mestiere. Quelle interazioni modificano la relazione tra artigiano ed arte e tra mestiere e consumatore.

 Gli artigiani di queste immagini non lavorano nel centro della città. Loro si trovano da qualche parte appena fuori del centro. In questo senso loro sono puri, non attratti dal desiderio che qualcuno andrà a scoprirli.

Questo non è un retroscena di un film pensato per creare l’illusione di autenticità. Pampaloni e gli operai sono autentici. Loro sono il vero affare. Loro lavorano con metalli preziosi, realizzano oggetti di una sottile bellezza da un processo che è tutto tranne che delicato. 

Fuoco, lavorazioni, antiche tecniche di sbozzatura utilizzate per creare oggetti di raffinata bellezza.

Sono ritratti di uomini che uniscono lavoro ed estetica, ogni giorno.

Dalla pre-produzione al prodotto finale di oggetti d’argento, argenteria, calici, candelabri, ai premi / trofei realizzati per gli Oscar, c’è sempre un tocco, o meglio, un senso di capriccio o scherzo nel loro lavoro. Anche nel funzionamento del loro ristorante (sì, gestiscono anche un raffinato ristorante nello stesso luogo), c’è quel gioco dell’arte di Pampaloni. 

Il mio approccio alla realizzazione di queste immagini è stato quello di essere il più formale possibile ritornando alle immagini realizzate da August Sandler nel suo portfolio, People of the 20th Century, ma senza pretendere di rappresentare la “neutralità fotografica”, che, come ha giustamente indicato Susan Sontag, è pseudoscientifico nella migliore delle ipotesi.

Ho voluto invece assicurarmi che il punto di vista del soggetto fosse comunicato il più chiaramente possibile, attraverso l’idea di Sandler di “fotografia esatta” senza ritocchi o altre manipolazioni delle immagini in modo che lo spettatore potesse ‘leggere’ i ritratti con la massima facilità possibile.  

Così facendo, ho deciso di realizzare queste immagini utilizzando una pellicola positiva e una fotocamera di grande formato. Il processo mi ha riportato personalmente al momento in cui è stata scattata un’immagine nel momento in cui l’otturatore è stato rilasciato.

 La pellicola E6 non consente errori di esposizione e la fotocamera di grande formato non consente di realizzare un’immagine utilizzando metodi di improvvisazione dell’ultimo minuto. Non c’è post-elaborazione.

Tutto è fatto con intenzione mentre si preme l’otturatore.

David Andrè Weiss